Quel dolore sottile di vivere, mascherato da corpo curato, ha preso il sopravvento. In terapia intensiva la morte apriva larga la bocca per inghiottirmi. Incosciente e piena di sogni sarei sicuramente sopravvissuta, ma un cuore al 35% è troppo poco per restare viva. Leggo la cartella clinica per ricordare e mi rendo conto di non averlo mai fatto. C'è ancora un pezzetto che non pompa bene, così ha detto oggi il cardiologo.
Non posso più permettermi di soffrire. Guardo intorno e "vedo" ma ciò che traspare trasforma me. Ho integrato l'ombra della mia anima, ho analizzato me stessa, ho accettato l'imperfezione della mia stessa umanità. La vista recuperata non accenna a diminuire, anzi, sempre più acuta e consapevole che non si può cambiare gli altri, mi mostra ciò che sono dentro. E cambio me stessa.
Ho ancora sogni da realizzare? Speranza per non perdere la luce che illumina la mia anima?
Centellino le parole e mi dono con delicatezza. Ho imparato a godere la solitudine, senza paura. L'amore trabocca, silenzioso e bellissimo.
Sarà la pace l'abito più bello che indosserò e due occhi fiammeggianti per incendiare i giorni che restano.
Sarò bella e irraggiungibile. Mi donerò a chi si donerà. Il mio cuore batte ancora e ogni battito sarà vita vera . La mia.
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